Con una guida esperta, oppure… “sotto il vestito niente”.
Diciamolo, l’intelligenza artificiale è una potenza ma, come succede spesso nella comunicazione, il punto non è avere uno strumento “super-performante” piuttosto è sapere cosa chiedergli.
l’AI aumenta produttività e qualità quando è inserita dentro un metodo, un obiettivo, una competenza. Più di una ricerca ha mostrato che l’AI generativa può aumentare velocità e qualità del lavoro seppure con alcune limitazioni che si evidenziano quando esce dalla sua “frontiera”, aumentando errori o indicazioni superflue e inutili per gli operatori. Tradotto, parafrasando un successo cinematografico anni ‘80: sotto il vestito niente, nel senso che senza una guida esperta, l’AI più che strategia diventa minestra riscaldata.
La competenza umana serve qui: nel brief, nel giudizio, nel taglio, nella capacità di dire “questo è generico” prima che lo dica il cliente. Altrimenti nasce il workslop: contenuti lucidi fuori e vuoti dentro.
Per questo, nelle agenzie e negli uffici comunicazione, la vera competenza non si traduce nel “saper usare l’AI”, ma nel saperla dirigere. Significa prompt accurati, riconoscere gli errori, scartare il generico, pretendere profondità, verificare i dati, riallineare il tono, misurare la coerenza con marca e pubblico.





