DEM: gioie e dolori
C’è stato un tempo in cui le DEM erano quasi un super potere: poche mail, tanta attenzione e tassi di apertura che oggi sembrano fantascienza. Bastava premere “invio” verso i destinatari a target e il messaggio trovava spazio, curiosità… e perfino un po’ di entusiasmo!
Poi lo scenario è cambiato. Le caselle si sono affollate, le newsletter hanno iniziato a spuntare come funghi e la soglia di tolleranza si è fatta sottilissima. Quella stessa leva che un tempo funzionava senza sforzo (o quasi) oggi rischia di perdersi nel rumore di fondo.
Eppure, la DEM non ha completamente perso la sua efficacia. Funziona ancora, eccome. Ma solo quando mette sul piatto qualcosa che vale davvero l’attenzione di chi la riceve: non “una mail in più”, ma la mail giusta che arriva con il tono giusto e nel momento in cui può davvero servire, meglio se periodica e inserita in una relazione consolidata tra chi invia e chi riceve. Si gioca tutto su quel confine sottile tra utilità e intrusione, dove chi invia propone qualcosa di utile al destinatario e il lettore capisce che il suo tempo è stato davvero considerato.
La DEM, insomma, oggi pretende più cura. E premia chi la usa per mantenere viva la relazione e costruire valore, non per riempire un calendario.





